Ripartire dall’inizio?

August 20th, 2008

Se sul piano Nazionale  le attuali spinte separatiste o federaliste sono perlopiù una macchietta italiana fra chi ce l’ha più duro, lombardo o siciliano, la situazione internazionale, anche se dettata da forti interessi economici e militari,  riporta sul piano reale la questione nazionalistica e indipendentista. Piccole porzioni di territorio come l’Ossezia o l’Abkazia, di fatto possono generare conflitti di proporzioni inimmaginabili. La politica  italiana  ha fagocitato  poveri cialtroni  del Nord  e del Sud che tanto per cambiare hanno fatto le proprie fortune sulla disperazione e il disagio di una società  che si muove e si compiace oramai su competizioni individuali  in uno scenario da circo romano.Il nazionalismo quasi sempre guerrafondaio è senza dubbio di destra ma l’autodeterminazione  dei popoli  che porta anche al dissolvimento di Stati fantoccio è di sinistra.  Anzi  da questa presa di posizione e di coscienza  sono nate le più funzionali  teorie di  gestione del territorio come  le fasi post coloniali anche se poi anch’esse fallite dall’aggressione economica imperialista. Il tremendo  XX secolo ha  comunque prodotto trattati  e Leggi comuni,  anche se in gran parte disattesi, a tutela dei diritti dell’individuo.  E comunque tornando alla situazione italiana, in questo periodo storico a chi fa paura le spinte secessionistiche?  O meglio mi domando, che problemi abbiamo noi di sinistra  per cultura, preparazione e modo di vivere, lavorare e socializzare,  a dire che la buona gestione di un territorio passa attraverso  chi in esso ci è nato e cresciuto e ne conosce i pregi e  le potenzialità?   Qual’è il problema per chi lo conosce e ad esso è legato da generazioni nel fissare i limiti di sostenibilità  ambientale, economica e sociale?  Nel nome del liberismo economico sono state distrutte professionalità locali eccellenti. L’immigrato imbarcato sui motopescherecci sambenedettesi  non viene qui per motivi solidali o come si diceva una volta ad imparare il mestiere o portare la propria professionalità. Sta qui solo perché è disposto a navigare con vecchi scafi a meno, senza contratto,  senza porsi il problema del futuro. Si dirà, “meno male”., e chi lo pesca il pesce a queste condizioni. E in effetti  questa società che prospettive si pone? Le badanti straniere  così brave ad accudire gli anziani. Ma sono davvero così brave o semplicemente culturalmente predisposte vivendo nei loro paesi come le nostre famiglie di 30-40 anni fa.  E’ positivo riempire questi vuoti  con una moltitudine di nuovi schiavi?  E poi se non sono schiavi possono essere solo criminali o considerati tali e quanto durerà tutto questo? La nostra parte è quella del pane e dello sputo, che è in grado di fare sacrifici enormi ma estremamente esigente nei risultati e non  perdona nulla.  Moltissimi di noi si ritrovano quasi anziani  con il senso di rabbia  nell’aver speso una vita  in onestà, in  lotte per un mondo migliore e ti accorgi invece di aver lasciato ai tuoi figli  una società terribile. Dovremmo ripartire dall’inizio,   azzerando quella classe politica dirigente affaristica  pseudo di sinistra incapace e complice. Magari conquistando la fiducia e le municipalità e da qui un movimento storicamente e geograficamente affine con propri rappresentanti  capaci, nuovi efficienti, e temporanei in grado di  essere speranza e certezza  ai tanti altri  come noi sul territorio nazionale. Dovremmo affrontare i temi attuali senza tabù  prima che questi sfocino nella deriva più buia.  A me piacerebbe  sapere e capire come la pensiamo,  mandando una mail  al sito,  anche affrontando temi più specifici come l’economia del territorio, l’ambiente, la sicurezza o altro.Augusto info@associazionemaremosso.it 


One Response to “Ripartire dall’inizio?”

  1. Neo73 on August 30, 2008 02:17

    Ho conosciuto questo blog quasi per caso, e ne sono rimasto affascinato. Non so se sono state le immagini di una dimenticata San Benedetto anni 70, i volti di quella gente, l’energia e i sogni di una controversa generazione, fatto stà che torno su queste pagine più volte al mese (oltre ad averlo aggiunto ai link del mio sito) nella speranza di trovare aggiornamenti. E sorpresa, finalmente un post, un interessante punto di vista che spazia con disinvoltura dalle vicende locali alla geo politica mondiale.

    Trovo la tua disamina convincente. Stiamo assistendo allo scellerato trionfo dell’individualismo di stampo occidentale. La solidarietà, quel senso d’appartenenza ad una collettività, quel sentore comune, negli ultimi venti anni si è disgregato, a San Benedetto come in Italia. Le idee,le ideologie sono in saldo da anni, una svendita totale per cessata attività. Si parla solo e soltanto di sicurezza, e in nome di questa abbiamo svenduto anche le nostre libertà individuali (telecamere ovunque, stadi militarizzati, eserciti per le strade).
    Il metro di giudizio non è più “giusto o sbagliato” ma “conveniente o non conveniente”. Un po come nell’invasione degli ultracorpi, siamo diventati automi, sembra andare tutto a rotoli ma nessun sussulto nessun moto dell’animo, ognuno così attento al proprio orticello, alla televisione al plasma, alla macchina…. Non critico questi “status” non sarò demagogico ma c’è di più di questa società narcotizzata!

    Parli di “buia deriva” ma forse ormai è l’unico modo per rimescolare le carte e qualcuno ha già chiamato il giro.

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