Chi va per mare e incontra quello cattivo

October 3rd, 2008

Proletari del Mare 

Tutto l’equipaggio che non sta di guardia

per la maggior parte sta sottocoperta,

in ginocchio a pregare.

Poi c’è chi sta di cattura fuori dalla plancia,

aggrappato al corrimano,

può essere di notte, la barca come un animale ferito

che si lamenta, nei bagliori della schiuma,

le lamiere che scricchiolano.

Speranza vana, ma sempre speranza.

Nel naufragio c’è sempre chi spera

che il corpo riprenda la via di casa

oppure di essere perduto per sempre

e di lui pensare che sia finito su un’isola sperduta

e che non possa più ritornare.

 

La vita in mare per la comunità sambenedettese non è stata mai facile. Mi capita a volte di pensare a quanto duro possa essere stato il lavoro dei pescatori nella pesca con le barche a vela, lancette e paranze, usando strumenti come reti e cordame la cui efficacia oltre che nel vento risiedeva nella forza delle braccia.

Questa vita che sostanzialmente si può considerare estrema, presente e quasi immutata per secoli, fu cancellata dall’avvento del motore. Di fatto non cambiavano solo la produttività e il rapporto con la fatica ma anche i rapporti fra l’equipaggio e quelli con il mare.

Quale parò poteva più pensare di misurare a mano il fondale e assaggiare il fango per decidere se calare la rete.

Nasceva l’industria di terra con i braccianti della terra, dal sud affamato e abbandonato. Gente disposta a privarsi di tutto perfino della propria dignità per una speranza migliore.

Nasceva  l’industria di mare che fu anche peggiore, ma che non arrivò quasi mai agli onori della cronaca se non per per le spettacolari tragedie.

In questo c’è un passaggio analizzato e riportato su Ombre Rosse nel Luglio 1976 che credo faccia storia e possa essere usato da quella generazione di giovani sambenedettesi che l’ha scampata anagraficamente e che vuole realmente sapere cosa è accaduto all’apice dell’economia di questa città, alla sua meglio gioventù.

L’inchiesta la possiamo collocare a margine del libro “Le vie di Armandino” che in più parti tocca questi temi e a me sembra fare giustizia e onore a tutti i compagni che in quegli anni hanno lavorato alla ricerca della verità e della presa di coscienza della società.

Pur breve è un documento giornalistico bello in tutte le sue parti, attuale, senza alcuna pregiudiziale ideologica ma dichiaratamente schierato verso una parte.

Augusto

 

     
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